L’ultimo giorno non poteva iniziare meglio: Roy Haynes, uno dei più interpretativi batteristi jazz in circolazione, insieme a John Patitucci al contrabbasso, altro mostro sacro dell’iconografia jazzistica contemporanea. Un concerto d’eccezione, vibrante e creativo, estremamente sentito, sia dagli artisti che dal pubblico: sorprendente l’intesa tra i tre, considerando che Patitucci è di una generazione precedente ai due colleghi di palco.
La giornata è densa di appuntamenti. Quello che mi delude maggiormente è John Scofield, al concerto di metà pomeriggio. Non tanto per i brani eseguiti in stile New Orleans con la sua band (la Piety Street Band, dal nome della strada in cui risiede lo studio di registrazione dell’ultima fatica compositiva), quanto per gli assoli che ho trovato spesso avvitati su se stessi, privi di quel ritmo fresco che rende piacevole ascoltare un brano jazz. De gustibus. I miei non li ha incontrati.
Avevano detto che insieme ai Juakali Drummers sarebbero intervenuti Giovanni Hidalgo, e Horacio Hernandz, i due più famosi percussionisti del mondo. Purtroppo salgono solo sul palco, ad ammirare questi 20 e più ragazzi provenienti dagli slum di Nairobi che, grazie ad Amref e a Giovanni Lo Cascio, hanno trovato una via per uscire dal ghetto e, lavorando insieme, ad emergere come personalità. Un gruppo di scalmanati che, invitati ad utilizzare materiali di recupero, hanno costruito strumenti a percussione e costumi per mettere in scena un musical (a teatro) ed uno spettacolo (sul palco, in piazza).
Loro sul palco sono tanti, noi fotografi pure. Si sale e si scatta a turno. Nell’attesa pulisco gli obiettivi, i miei e quelli di Barbara. Grazie per i due deliziosi scatti, Bi!
La cena di chiusura scorre ancora in compagnia di Tuck & Patti, all’Hag Stage. Ho scattato fino all’ultimo con i ragazzi e ora sono in ritardo, Mi tocca abbandonare la cena a metà e correre sottopalco per catturare il Re del Blues: B. B. King! Mai avrei pensato di trovare un sornione e divertito B. B. King che, con gesti, pose, smorfie e la sua Lucille accarezzata da dita gonfie quanto delicate, si divertisse e facesse divertire così il pubblico.
Il blues si scioglie e si scatena, in questa ultima notte di Umbria Jazz. Mai come in questi giorni il calore delle note di Lucille e dei fiati che la accompagnano per mano si sono mescolati alla brezza fresca che accarezza Perugia in queste notti di metà estate. Già, sembra proprio quel sogno di shakespeariana memoria.
Ma come tutti i sogni ha bisogno di un risveglio. E il mio sono tre ore di macchina che mi aspettano dopo il concerto per arrivare a Parma. Il diario non si chiude qui, ora c’è il dopo. Umbria Jazz sì. Abbiamo fatto scorta di musica, sensazioni e vibrazioni.
Al prossimo anno
Musica: + 8
Soddisfazione foto: + 6
Stanchezza: + 8






































